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25 aprile 2024

    Si potrebbe. Si dovrebbe.
    Si deve!

    C’è stato il 25 aprile del 45, la liberazione dal nazifascismo. C’è stata, figlia di quella vittoria, la Costituzione italiana, indicata dai suoi estensori come un cammino da seguire per arrivare – un giorno – ad un Paese più giusto, più bello, più felice.

    Sandro Pertini proclama lo sciopero generale a Milano, 25 aprile 1945, giorno della liberazione. «Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine».

    Per qualche tempo, quella strada si è seguita, e si sono concretizzati parte di quei diritti che la costituzione ci diceva di conquistare. 

    Poi c’è stata la controffensiva dei potenti, dei ricchi, dei padroni. E chi ci doveva rappresentare è scivolato sempre più a destra per inseguire le paure di un Paese smarrito lasciando che sul lavoro, sui diritti, sulla scuola, sulla differenza di genere e sull’immigrazione, di milioni di lavoratori, cittadini donne e uomini si tornasse indietro di decenni.

    Il 25 aprile sia quindi guida per una nuova stagione di lotte, di valori, di cultura. Perché oggi c’è l’impazzimento di un popolo che torna ad accettare la guerra come uno strumento inevitabile quando non utile o giusto per dirimere le controversie tra i popoli; che torna a delirare di patrie da difendere, di muri da erigere e trasforma il Mediterraneo in un campo di sterminio. 

    Uno smarrimento che ci porta ad accettare che tra una donna e un uomo, così come tra un lavoratore straniero e uno che ha avuto solo la fortuna di nascere dall’altra parte del mare ci sia differenza di salario. E che sia accettabile e normale qui reprimere chi prova a rivoltarsi con la violenza e i manganelli. E altrove, come oggi a Gaza e in altre parti del mondo, sia accettabile sterminare un popolo intero. 

    La destra che ci governa, impregnata di fascismo, prova a espellere dalla gestione del potere chi vuole provare a cambiare lo stato di cose presenti, promettendo al popolo governi forti e una nuova costituzione che renderebbero ancora più difficile il cambiamento necessario. 

    Ma arrendersi al presente è il modo peggiore per costruire il futuro, per questo ci vuole qualche cosa di più rispetto alla celebrazione di una vittoria. Per costruire il futuro dobbiamo esserci: in piazza e in lotta il 25 aprile e poi ogni altro giorno dell’anno. Ora e sempre.