Più di 50 GIORNI di VICINANZA SOCIALE, al fianco di tutte le famiglie e le persone in difficoltà.
85 VOLONTARIE/I AL CENTRALINO che non vanno in giro con la pettorina gialla ma che svolgono un'attività essenziale e delicata ricevendo le richieste di aiuto da parte della cittadinanza e ascoltando storie a cui non vorremmo credere.
Più di 16.000 ORE DI VOLONTARIATO (calcolato a ribasso) impiegate dalle nostre attiviste e attivisti nei giorni di lockdown per non lasciare indietro nessuno!
Più di 60.000 MASCHERINE distribuite gratuitamente agli abitanti delle case popolari della nostra città.
Più di 12.500 PACCHI ALIMENTARI consegnati in queste settimane a famiglie con forti difficoltà economiche.
7.000 PASTI CALDI cucinati e distribuiti gratuitamente ai senza tetto o a prezzo calmierato per chi non autosufficiente.

Siamo partiti in sordina, perché abbiamo costruito una macchina complessa, che andava provata e testata: oltre 700 volontari tra i 18 e i 45 anni, tante organizzazioni e spazi sociali diversi tenuti insieme da una centralone gestito da oltre 80 persone.
Un progetto costruito in collaborazione con il Comune di Milano, nato per fare e portare la spesa a casa di chi non può uscire perché anziano, o perché ammalato, o perché lavorando in ospedale meno esce e meglio è.
Un progetto che è cresciuto quando il Comune ci ha chiesto di andare nelle Case Popolari per distribuire mascherine agli abitanti di quei pezzi di città troppo poco conosciuti ai più. Tutti gli abitanti, regolari o meno, che paghino o che non possano pagare l'affitto.
Un progetto che nei giorni, nelle ore è cambiato. Insieme alla città. E che si sta adattando alle nuove e terribili necessità sempre più diffuse a Milano. Che sono quelle di dare una risposta alle nuove povertà generate dal Coronavirus: ci troviamo a dover consegnare centinaia di pacchi alimentari al giorno a chi ha perso il lavoro. E sono tante, troppe, le famiglie che sono rimaste senza un reddito che possa garantire la sopravvivenza. Non c’è solo chi ha perso il lavoro e può contare sui contributi dello Stato. Ci sono migliaia di persone che lavoravano in nero, o che avevano forme di lavoro precario che non rientrano nei criteri individuati per assegnare i sostegni. Sostegni che comunque non garantiscono una sopravvivenza dignitosa alle famigliaE.

Si fa una gran fatica a sbattere contro una realtà che pochi raccontano. 
Si fa una gran fatica a gestire il disperato bisogno che abbiamo di derrate alimentari, perché sempre più persone ne hanno un bisogno disperato. 
E quindi lanciamo una raccolta fondi che mai avremmo pensato di dover lanciare, perché non siamo caritatevoli. 
Arci è solidale, Arci è mutualismo, sostegno reciproco.  E insieme alla consegna dei pacchi e delle spese vogliamo ricostruire reti di solidarietà tra chi ha bisogno. Vogliamo, nonostante la difficoltà pratica di farlo, parlare con le persone. Perché vogliamo far capire che è sconfiggendo l'ignoranza che questo sistema ha generato che si combatte il virus. Perché se esci dalle pagine di Facebook o dei giornali ti ritrovi in un mondo reale in cui non ci sono nemmeno gli strumenti per conoscere i comportamenti da adottare per non ammalarsi e non ammalare.
Troviamo insieme il modo di raccontare a tutti che non è giusto un mondo diviso tra chi può comperarsi le protezioni individuali e chi non può proteggersi, sia perché non ha soldi sia perché non sa nemmeno che ci si può proteggere. 
Non ha senso questa “Milano che non si ferma”, che non si vuole fermare, ma che lascia indietro troppi suoi abitanti.
Abbiamo invece il dovere di fermarci, di guardarci intorno, di aiutare chi ha bisogno e di tendere una mano non per allungare la carità ma per afferrare la mano che ci viene tesa, stringerla, e ricominciare a camminare insieme. 
Con meno fame, con meno ingiustizia.