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#25Novembre: Arci non sta zitta: disertiamo il patriarcato!

    L’Arci non fa silenzio. È dalla parte di chi rifiuta di confinare il dolore cocente per la violenza maschile contro le donne al solo piano “privato”, relazionale. Bene hanno fatto ragazzi e ragazze a disubbidire al rituale  silenzio proposto dal ministro Valditara e gridare la loro condanna dei carnefici e della società che li alleva. 
     
    Tutta l’Arci è sconvolta per la mostruosità dei femminicidi e delle guerre dove il corpo delle donne è usato come “campo di battaglia” o “bottino di guerra”, ma sceglie di trasformare dolore e rabbia in azione. All’orrore rispondiamo, ogni giorno, in ogni circolo, laboratorio di una società differente, con l’attivismo, l’impegno culturale e politico pacifista, femminista, transfemminista. 
     
    In Italia nel 2023, sono state oltre cento le vittime del patriarcato assassino, epilogo terribile delle discriminazioni, delle molestie, delle violenze di genere. 
     
    I femminicidi sono un’emergenza. Ed è un’emergenza anche il linguaggio d’odio che si riversa ogni giorno sulle donne e sulle persone Lgbtqi+. 
     
    Si inizia dalle parole, poi si arriva alle discriminazioni (1 milione 404 mila sono le donne che hanno subito molestie sul luogo di lavoro), alle violenze e perfino alle uccisioni. 
     
    E poi c’è la guerra. La guerra che non ci dà pace. Devasta vite, ambiente, democrazia, diritti. È l’espressione estrema del patriarcato, agito da uomini violenti che vogliono affermare il proprio potere, controllare e appropriarsi dell’ambiente, dominare la natura, i popoli e soprattutto le donne. 
     
    “Si tagliano i fondi ai centri anti-violenza, strumento che andrebbe invece potenziato e che andrebbe infinitamente più diffuso, si ignora il fatto che dietro alla violenza sulle donne, alla violenza domestica, alle discriminazioni sui luoghi di lavoro ci sia un problema culturale che può essere risolto solo con l’educazione dei bambini, dei giovani e delle famiglie”, sottolinea Maso Notarianni, presidente di Arci MIlano.
    “Contemporaneamente si continuano a usare linguaggi, atteggiamenti, comportamenti profondamente diseducativi ed intrisi di violenza patriarcale. Questo fanno i ministri e i parlamentari che governano il Paese, che fanno solo finta di avere attenzione verso il mondo femminile”.

     
    Il 25 novembre e tutti i giorni dell’anno lottiamo perché il corpo delle donne sia il primo territorio di pace e di libertà, perché stupro e violenza sessuale non siano mai più armi per l’affermazione del potere maschile sui corpi e sulle menti delle donne. 

    Sabato 25 novembre ci troveremo a Milano in VIA BELTRAMI – LARGO CAIROLI alle ore 11. 

    La rivoluzione è la cura per la società violenta e degenerata.